LA STORIA DI MAX HEADROOM

 

Max Headroom nel video

Max Headroom nel video

Max Headroom fu il primo telefilm cyberpunk ad andare in onda in prima serata sulla ABC ovvero uno dei principali canali statunitensi. Furono prodotte due stagioni di sei ed otto episodi rispettivamente, oltre al film per la TvVenti minuti nel futuro (20 Minutes into the future) che è stato usato come base per l’episodio pilota.

Max Headroom è ambientato in un futuro prossimo, una costante della letteratura cyberpunk del periodo, in cui i network televisivi  sono diventati così onnipotenti tanto da risultare illegale per i telespettatori spegnere le proprie Tv  e dove  le tele-elezioni sono vinte dal candidato associato all’emittente con il più alto share durante il periodo elettorale…..(beh mi ricorda qualcosa….)

Una società cinica e cupa, in cui criminali predatori si aggirano per le strade alla ricerca di ignari cittadini che possono essere venduti al mercato nero per le  “banche degli organi”. Un mondo decadente ed ipertecnologico governato da potenti corporazioni impegnate in una competizione spietata per il massimo sfruttamento dei consumatori e per la spasmodica ricerca dell’incremento dei punti di Share televisivo.

Ad esempio Network 23 studia un sistema per dominare l’etere attraverso l’uso di blipverts,  un sistema di spot pubblicitari subliminali ad alta intensità, che comprimono trenta secondi di informazioni commerciali in tre secondi, e alcuni dirigenti hanno intenzione di utilizzarlo nonostante in certi soggetti sensibili possa portare ad un sovraccarico del sistema nervoso, con ipestimolazioni neurali, fino all’esplosione della persona; o ancora il Neurostim un hamburger a buon mercato pak give-away che ipnotizza le persone in atti di  consumo irrazionale.

Altri episodi sono incentrati sulla criminalità  intesa come l’interruzione di un segnale di rete causati da sovversivi che vivono nei sotterranei  e sono riusciti ad eludere l’inserimento delle proprie identità nelle banche dati.

Al centro di questo mondo vorticoso c’è Edison Carter (alias Matt Frewer), un giornalista idealista d’assalto, che realizza, con collegamenti live in diretta, numerosi scoop per il telegiornale di Network 23, con il suo camcorder in spalla sempre collegato via satellite (negli anni ’80 non esisteva ancora), per cercare di documentare la corruzione e lo sfruttamento dei consumatori che, nella maggior parte degli episodi, lo riconduce sempre di fronte agli uffici della sua stessa  rete.

Il percorso di Edison Carter è guidato da  Theora Jones, (interpretata da Amanda Pays), che comunica con lui sempre via radio, le cui abilità di hacker le permettono di essere sempre un passo avanti rispetto ai sistemi di sicurezza attraverso visualizzazioni tridimensionali sul terminale delle piantine dei palazzi, (lo guida in un modo simile agli “operatori” di “Matrix“) il suo operatore di computer,  – e da Bryce Lynch, il ragazzo illuminato amorale e mago del computer che poi creerà Max Headroom.

Edison Carter/Max Headrom/Matt Frewer + Theora Jones/Amanda Pays

Edison Carter/Max Headrom/Matt Frewer + Theora Jones/Amanda Pays

Un giorno, Carter si intrufola in un palazzo alla ricerca di informazioni sui loschi affari  dello stesso Network 23, ma durante una fuga in moto gli viene calata davanti la sbarra di un “checkpoint“. La scritta sulla sbarra “Max Headroom”, è l’ultima cosa che vede prima di sbatterci la testa e perdere i sensi. Per venire a conoscenza di cosa abbia scoperto il giornalista riguardo alla pubblicità subliminale, viene sfruttato un sistema creato da Bryce Lynch il ragazzo, genio dei computer, che riesce ad elaborare attraverso diversi download  il contenuto della testa di Carter ricreandone una copia digitale e quindi una vera intelligenza artificiale. All’inizio, questo personaggio virtuale è un po’ confuso e ripete continuamente “Max Headroom” le ultime parole lette dal giornalista, che diventa così il suo nome.

Max Headroom ... la testa parlante

Max Headroom … la testa parlante

Carter riesce a cavarsela, e la storia ha il suo sviluppo  nelle sue avventure più spettacolari e pericolose alla ricerca di nuovi scoop e nel rapporto con Max il suo alter ego virtuale, vera impronta cibernetica del reporter, in cui ricordi e una nuova autonoma  personalità eccentrica convivono all’interno del computer.

Max Headroom diventa “suo amico” e spesso lo segue, mostrandosi nei televisori e nei monitor.

La critica è stata molto positiva nel giudicare la serie di Max Headroom, perchè apriva un fronte critico sulle “deviazioni” e sulle “esaspeazioni” del media televisivo, sulle reti televisive e la loro etica e spesso il cinico sfruttamento in nome dello Share, e la parodia dei giochi a premi, la pubblicità politica, il tele-evangelismo, i notiziari deviati, e gli spot pubblicitari esasperati.

Ma anche nello stile Max Headroom è stato particolarmente innovativo, con un montaggio molto serrato (il cosidetto editing veloce), inquadrature veloci in ripresa diretta e volutamente mosse, suoni elettronici digitali, ambienti cupi sotterranei ed ipertecnologici, con inquadrature su computer e monitor che diventano scenografie costanti di molte azioni, che si sono tradotte un visual style denso e frenetico , creando la versione video  dello stile di scrittura Cyberpunk vivido e intenso.

E’ impressionante quanto sia attuale e quanto abbia influenzato negli anni  molte produzioni televisive e molti film da Matrix a Nirvana, tanto per citarne un paio.

Sergio Curadi

Dal 1984 mi occupo di comunicazione attraverso i new media digitali e, lavorando in questo settore da tanti anni, ho visto nascere ed evolvere la comunicazione digitale sin dalla commercializzazione dei primi personal computer e dal successivo avvento di internet. Amo il mio lavoro e lo porto avanti con grande impegno e passione! Ho partecipato attivamente nel mio piccolo, a questa grande trasformazione economica e culturale come imprenditore creando una delle prime e storiche Multimedia Factory Italiane la EQUART che ho guidato per quasi 20 anni coordinando e realizzando innumerevoli progetti, produzioni ed eventi multimediali. Negli ultimi anni ho svolto attivamente il ruolo di General Manager e Innovation Manager in diverse società specializzate nella Digital Communication attivando degli Innovation LAB. Da fine 2013 sono entrato in SATIZ Technical Publishing & Multimedia come Direttore della Divisione Multimedia Communication. A fine 2014 ho ideato e realizzato con il mio team di SATIZ TPM "IOTEXPO", il 1° Virtual Expo dell'Internet of Things. Da gennaio 2014 sto lavorando allo sviluppo della piattaforma IOTEXPO per la mappatura e la catalogazione di tutti i progetti, le soluzioni, i prodotti e le aziende che si occupano di IoT e a diversi nuovi progetti di comunicazione crossmediale. Da settembre ho affiancato all'attività IOTEXPO, anche INTERNET OF ARTISTS la nuova Startup inglese che sta sviluppando un progetto di una piattaforma digitale innovativa per far interagire le communities di artisti e musicisti nel mondo.
Thanks! You've already liked this
No comments