RIFLESSIONI SULLA NOSTRA VITA DIGITALE

“Che cosa succederà alla nostra vita digitale dopo la morte?”
E’ un argomento a cui molti di noi non vogliono pensarci, un po’ per scaramanzia un po’ per pigrizia mentale.
La nostra Digital Life è e sarà sempre più oggetto di discussione nel prossimo futuro, perché l’abbiamo creata, sviluppata e alimentata quotidianamente e senza rendercene conto, continuerà ad essere  presente anche dopo la nostra morte, sottoforma di contenuti sparsi sulle varie piattaforme digitali di social networking, di content sharing e di storage.
Digital Life

 

Sino ad oggi sono convinto che non molte persone abbiano riflettuto su questo quesito e pochi si saranno posti il problema di cosa fare della propria vita digitale, visto che internet è un elemento oramai integrato e imprescindibile nelle nostra vita, ma con conseguenze a cui non abbiamo pensato e che stanno emergendo progressivamente.

Basti pensare a “quante attività oggi facciamo online, quanti servizi web stiamo utilizzando, quante mail riceviamo e spediamo, quanti foto e video stiamo generando, quanti informazioni stiamo progressivamente acquisendo, modificando e riutilizzando, quanti documenti digitali produciamo giornalmente  che finiscono sparpagliati nel nostro computer e nei nostri dispositivi mobile e progressivamente nel nostro personal cloud!”

Io sto affrontando oggi analiticamente questo problema perchè sto lavorando a un progetto bellissimo molto interessante, che racconterò presto anche da questo blog, ma onestamente senza questo stimolo, forse anch’io non mi sarei posto ora il problema.

C’è una probabilità dell’11 %, dato del 2012 in crescita, che molti di noi dispongano di un account Facebook .
Con questo account si condividono in media dai 450 ai500 post di contenuto ogni anno, di cui 115/120 foto, che corrispondono a circa una trentina di album fotografici tradizionali in tutta la nostra vita.

Digital life and social network

Nella nostra vita spenderemo in media  dai 20 ai 30 minuti al giorno su Twitter.

I check-in su Foursquare ad oggi ammontano a una media di oltre 550 nella nostra vita, ed è calcolato che sempre nell’arco della nostra vita vengano pubblicati in media oltre 190 ore di video su Youtube!

Attualmente il 70 % della popolazione online stanno utilizzando i social network.

E questo numero è in continua crescita.

L’unica cosa certa che hanno in comune gli attuali 1,1 miliardi di persone attualmente iscritti sui vari social network è che prima o poi moriranno.

Secondo uno studio del 2007 da Microsoft , e quindi oramai 7 anni fa, l’utente web tipico ha mediamente 25 account online, anche se secondo me oggi la media è sicuramente aumentata esponenzialmente (io oggi ho fatto un conto veloce calcolando di avere oltre 70 account di registrazione a vari siti!), che vanno dagli account della posta elettronica ai profili sui social network, dai conti bancari online agli outlet e ai siti di e-commerce, dai giornali e ai magazine online, dai servizi cloud ai servizi mobile….

Ma le famiglie, le aziende e i legislatori stanno appena iniziando a capire chi è proprietario delle informazioni  e chi può avere accesso agli account  dopo che qualcuno è morto .

I dati che generiamo online sotto forma di post, like, tweets, foto, video, recensioni, commenti, feedback, eventi, certamente rappresentano un quadro di ciò che siamo  e di conseguenza la nostra vita digitale può essere fonte di informazioni importanti.
Queste informazioni moltiplicate milioni di volte, diventano fonte preziosa di informazioni consentendo, per la prima volta nella storia dell’uomo, di alimentare database di dati aggregati finalizzati principalmente alla realizzazione di analisi statistiche per comprendere abitudini e preferenze dei consumatori virtuali, per essere poi utilizzate per previsioni di trends e strategie di marketing, o anche per lo sviluppo di nuovi prodotti, ma volendo anche per analisi demografiche e sociopolitiche.
cyber-lock
Il Web i Social Network rappresentano un fenomeno agli albori e ancora in fase di evoluzione e lo stesso concetto di privacy e di riservatezza dei dati, sono ancora temi e argomenti  che devono ancora essere  ben definiti e regolamentati.
  • Cosa ne sarà di tutti i nostri account online  quando moriremo ?
  • La privacy concessa nella nostra vita che valore ha una volta che ce ne saremo andati ?
  • Ci importa e importa a nostri figli, pèarenti o amici?
  • Esistono dei servizi/ programmi per la registrazione dei dati?
  • Esistono dei servizi/ programmi per la donazione dei dati?
  • Siamo d’accordo che i nostri dati personali vengano utilizzati per analisi statistiche?

10 anni fa non ci saremmo mai fatto queste domande ma ogni anno che passa questi quesiti stanno progressivamente emergendo.

Se prendiamo come esempio il solo Facebook, emerge un dato non banale e cioè che oggi oltre 30 milioni di account ora appartengono a persone morte, ma che hanno attivi il proprio profilo digitale online.  

Con una media di tre utenti Facebook muoiono ogni singolo minuto, le fila dei morti continueranno a crescere.

Ciò significa che, se si fa una proiezione entro la metà del XXI secolo, Facebook avrà più utenti iscritti morti di quelli vivi!

Chissà se Mark Zuckerberg sta pensando a questo trend evolutivo inesorabile…

Pubblico di seguito questa infografica (WhoIsHostingThis?) un po’ macabra nella parte alta, che però riassume molto bene la questione

digital_afterlife

Infografica Digital Life after death

 

In questo momento quale policy stanno adottando i vari Social Network?

  • Facebook ha due opzioni . In primo luogo , il sito permette di trasformare i profili  in “Pagine commemorative”. L’account è bloccato, ma altri utenti possono comunque interagire con il profilo della persona scomparsa pubblicando commenti, foto e link. L’altra opzione è quella di rimuovere l’account , su richiesta speciale da parte di un familiare diretto o esecutore .

Ma Facebook non è l’unico componente in cui sono caricati contenuti personali della vita digitale  :

  • Twitter si disattiva immediatamente l’account su richiesta di un esecutore o un membro verificato della famiglia, non appena disponibile una copia di un certificato o di altri documenti di accertamento.
  • Google ha recentemente istituito una nuova funzionalità denominata ” account manager attivo “, che richiede agli utenti di decidere il destino dei propri account. Se l’ account utente non effettua una selezione , le politiche di Google sono piuttosto rigide. Avverte i sopravvissuti che per ottenere l’accesso all’account di posta elettronica di una persona deceduta sarà possibile solo ” in rari casi.”

Ho trovato questa infografica (WhoIsHostingThis?) interessante che ci spiega come disattivare i nostri Account:

 HowToDisappearOnline

Ma quanti altri Social Network e servizi di Posta Elettronica o di Cloud Storage esistono già oggi e quanti ne nasceranno ancora…

Il problema non è assolutamente banale e muoversi attraverso criteri  e regolamenti diversi per ogni account può essere complesso e dispendioso in termini di tempo, soprattutto perché la maggior parte delle persone non pensa a designare qualcuno che si prenda cura dei propri account  digitali in caso di morte.

Account e-mail, fotografie istantanee Instagram, immagini su Pinterest, video di YouTube, rimarranno indefiniti in un limbo digitale senza l’autorizzazione appropriata.

E nel caso di siti come Yahoo!, gli account non sono trasferibili, ovvero l’azienda possiede l’account e tutto ciò che è caricato, a meno che il titolare non faccia ordine e pulizia prima. La sola cosa che possono fare  i familiari del proprietario è chiedere di chiudere l’account.

Una cosa è certa e che l’informazione è la nuova moneta globale e le nostre informazioni sono e saranno sempre più merce di scambio se non verranno adottate misure per la regolamentazione della privacy che tenga conto degli aspetti della nostra vita digitale.
E’ necessario intervenire e mettere delle regole chiare, ma qualunque cosa accada in termini di legislazione, dobbiamo essere coscienti di ciò che facciamo e imparare a prendere il controllo preventivo nella gestione e nella pubblicazione di contenuti digitali e difendere la nostra reputazione digitale.
Poi penso che molti di noi possano aver piacere nel pensare di lasciare una traccia della propria esistenza grazie ai media digitali e forse questo blog ha anche un po’ questo scopo.

Sergio Curadi

Dal 1984 mi occupo di comunicazione attraverso i new media digitali e, lavorando in questo settore da tanti anni, ho visto nascere ed evolvere la comunicazione digitale sin dalla commercializzazione dei primi personal computer e dal successivo avvento di internet. Amo il mio lavoro e lo porto avanti con grande impegno e passione! Ho partecipato attivamente nel mio piccolo, a questa grande trasformazione economica e culturale come imprenditore creando una delle prime e storiche Multimedia Factory Italiane la EQUART che ho guidato per quasi 20 anni coordinando e realizzando innumerevoli progetti, produzioni ed eventi multimediali. Negli ultimi anni ho svolto attivamente il ruolo di General Manager e Innovation Manager in diverse società specializzate nella Digital Communication attivando degli Innovation LAB. Da fine 2013 sono entrato in SATIZ Technical Publishing & Multimedia come Direttore della Divisione Multimedia Communication. A fine 2014 ho ideato e realizzato con il mio team di SATIZ TPM "IOTEXPO", il 1° Virtual Expo dell'Internet of Things. Da gennaio 2014 sto lavorando allo sviluppo della piattaforma IOTEXPO per la mappatura e la catalogazione di tutti i progetti, le soluzioni, i prodotti e le aziende che si occupano di IoT e a diversi nuovi progetti di comunicazione crossmediale. Da settembre ho affiancato all'attività IOTEXPO, anche INTERNET OF ARTISTS la nuova Startup inglese che sta sviluppando un progetto di una piattaforma digitale innovativa per far interagire le communities di artisti e musicisti nel mondo.
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